CENNI SUL COMPLESSO CONVENTUALE
E SULL’IMPIANTO IDRICO

 
Al posto di un’antica cappella, eretta secondo la tradizione sul luogo del martirio di San Gennaro e dei suoi compagni, furono costruiti, tra il 1574 ed il 1580, a spese del Municipio di Napoli, la chiesa e il monastero con 20 celle, affidate alla custodia dei Frati Minori Cappuccini nel 1582.
In breve tempo il complesso conventuale divenne uno dei più importanti della Provincia Religiosa Napoletana, tanto da avere alle sue dipendenze ben tre ospizi: uno a Napoli nella zona di Chiaia, un altro a Calvizzano e il terzo, con funzione di residenza estiva dei frati, nei pressi di Pozzuoli, sulla via Regia (corso Umberto I) e in prossimità del mare.
La chiesa, arricchita ed ampliata nel 1701, fu quasi totalmente distrutta dall’incendio sviluppatosi nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1860. Tempestivamente ricostruita su progetto dell’architetto Ignazio Rispoli, fu completata appena dopo il colera del 1866 anche con il contributo dei puteolani. Restaurata e riconsacrata nel 1877, decorata con pitture di Luigi Tammaro nel 1926, il vescovo Alfonso Castaldo (1934 - 1966) elevò la chiesa di San Gennaro a parrocchia l’11 febbraio 1945, dedicandola anche ai martiri Festo e Desiderio.

 Il complesso monastico è ubicato lungo la moderna via Diomitiana (via San Gennaro - Agnano) che ricalca in più punti lo stesso tracciato dell’antica Antiniana. A quota 120 metri circa sul livello del mare e in posizione dominante l’intero golfo di Pozzuoli, la struttura è adagiata su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad orto e giardino. Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono distribuiti intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole classiche delle costruzione benedettine. A destra dell’ingresso della chiesa si entra nel monastero che si sviluppa su due livelli: a piano terra sono sistemati i servizi e la foresteria, al primo, le celle, per la maggior parte esposte ad Ovest verso il panorama della città di Pozzuoli. la forma originaria della costruzione, però, ha perso quasi integralmente la sua fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta di altri corpi di fabbrica costruiti di recente. L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con la costruzione del Tubercolosario, poi sede dell’Ospedale del Sovrano Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due terrazze, collegate mediante una scala che cinge la costruzione cilindrica della cisterna.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli\1986.

 








 

Ultimo aggiornamento (Domenica 21 Febbraio 2010 21:42)